Le maschere che indossiamo

 In Riflessioni

Ogni giorno noi affrontiamo la vita e le persone, ma siamo effettivamente noi questi ? Siamo veramente sicuri di essere quelli che potremmo ? veri ? sinceri con noi stessi prima che con gli altri? Indubbiamente, in certi momenti, sia per buona regola del vivere comune sia perché in quel momento ci piace, usiamo delle “maschere”, dei comportamenti consoni, come ad una importante riunione di lavoro, ad un matrimonio, ad un funerale, durante una manifestazione. In questi casi usiamo sia un abbigliamento che un modo di comportarci che possono non essere consueti, ma sono dati dal momento. Queste sono maschere che indossiamo e che togliamo, è un qualcosa di consapevole.

Quella che però usiamo comunemente, siamo veramente noi ? Condizionamenti di vario tipo, sociali, culturali, familiari, religiosi, politici, ci portano a comportarci in un certo modo, ma siamo veramente noi ? Quando nasciamo siamo “liberi” di dimostrare, di fare quello che vogliamo, di sperimentare, di amare incondizionatamente, ma poi, un po’ per volta, ecco l’educazione, che chiamerei ammaestramento ci porta a perdere spontaneità e a fare le cose come vogliono gli altri, pena un non riconoscimento, un essere fuori dal gruppo … e per un bambino questo è fonte di angoscia, nel senso che può pensare di non essere più amato dai genitori perché fa questo e perché fa quello. Il bambino è in contatto in questo momento con il suo sé più profondo, non ha filtri, non ha schemi, non ha morale ed è quindi vero. I condizionamenti ci portano poi a dover mediare questa nostra spontaneità con quello che ci viene richiesto e si forma il nostro carattere, quello che ci permette fa da cuscinetto tra noi e l’ambiente in cui viviamo. Ma questa struttura deve permetterci di poter esprimere quello che noi abbiamo effettivamente dentro.

Voglio raccontarvi un aneddoto. Mentre camminavo per strada, per un tratto di qualche centinaio di metri ed alcuni semafori, ho affiancato un uomo che parlava al telefonino, sembrava solare ed efficace, stava dando il meglio di se, una volta chiusa la comunicazione appariva terreo e triste, tutto il contrario di quanto stava passando precedentemente.

Sembra quasi che si debba vivere sempre felici, integrati ed efficaci quando poi è tutto il contrario. Qual’era la persona in quel momento ?? Quante volte mettiamo una maschera per farci accettare e quanto poi è dura dismetterla ?? Magari poi continuiamo ad indossarla anche quando non vorremmo, diventa un’abitudine, diventiamo noi, un noi non autentico. E quindi ?? Come fare per ritrovare sé stessi ?? Una buona cosa è fermarsi ed ascoltare. Ascoltare quello che sta intorno ed ascoltare se stessi.

Noi sappiamo chi siamo e di che cosa abbiamo bisogno, ma spesso questo risulta scomodo per vari motivi, c’è sempre qualcosa di altro da fare. Tutto è sempre vorticoso e spesso troppo veloce, per questo il fermarsi e darsi il tempo di fare cose per noi stessi o non fare niente, cosa che ci è sempre più difficile. Altra cosa difficile è il silenzio, lo stare in silenzio, soprattutto se con altre persone. Citazione del film MUTO (è stato mandato in un cinema un film muto di tre ore, le persone sapevano che era muto, ma durante la proiezione non sono state in grado di stare in silenzio). Nel silenzio e nella calma ecco che sorgono i nostri veri bisogni e le nostre richieste, situazioni anche dolorose che possono farci passare, citando il libro di un mio maestro Dalla maschera al volto, rivelando sempre di più e sempre più spesso quello che siamo veramente.

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